Categoria: Economia e lavoro

Offerte di lavoro e web 2.0: potenziare le strategie di recruiting e la promozione verso candidati e aziende

L’utilizzo efficace delle immense potenzialità offerte dal Web 2.0 per la ricerca mirata dei migliori candidati passa attraverso una rivalutazione di Internet, dei social media e dei motori di ricerca. In una prima fase, infatti, i nuovi strumenti interattivi del web di seconda generazione, come per esempio Facebook, LinkedIn, Twitter, Delicious oppure Google e Yahoo sono stati considerati dagli addetti ai lavori del mondo del recruitment principalmente come mezzi per far giungere gli annunci di lavoro ad un bacino di candidati sempre più selezionato e altrimenti non contattabile tramite altre vie.

Si tratta di un metodo comunemente utilizzato anche, molto semplicemente, per pulire box doccia. Oggi è sempre più evidente che il Web 2.0 offre alle aziende stesse di recruitment un’occasione del tutto eccezionale di promuovere non solo presso i candidati, ma anche presso le aziende i propri servizi, sfruttando i tre elementi chiave del Web 2.0: i social media, i motori di ricerca e gli aggregatori di offerte di lavoro.

Il costo legato all’implementazione di strategie innovative di selezione del personale tramite questi mezzi può generare un concreto ritorno sulla promozione delle proprie attività, favorendo il consolidamento del brand. E’ quindi necessario uscire da un’ottica diffusa che limita il social media e Internet in genere a strumento per “verificare” a 360 gradi le caratteristiche dei potenziali candidati a un posto di lavoro.

I dati forniti dai cinque maggiori motori di ricerca (Google, Yahoo, MSN, Ask e AOL) parlano da sé: 200 milioni di ricerche relative al mondo del lavoro ogni mese. Questo dato è sufficiente ad innescare una riflessione sull’uso che effettivamente gli esperti di selezione del personale stanno facendo del web in termini di diffusione delle offerte di lavoro e di quanto sia importante investire non solo sulla presenza su Internet, ma anche sull’impatto che ciò può generare, sul farsi riconoscere come esperti del proprio ramo, sul prestare aiuto e costruire in questo modo una reputazione di credibilità e fiducia nel corso degli anni.

La fusione dell’oro per ottenere l’oro puro

L’oro puro, a 24 carati, fonde alla temperatura di 1063°C o 1945°F. Esistono due metodi per fondere oro, usati nel settore industriale – ma anche in casa – per ottenere oro puro da utilizzare per produrre nuovi gioielli o farne lingotti per conservarlo come deposito.

Nel secondo caso l’oro resta puro, in forma di barre per un prossimo utilizzo. Nel primo caso, invece, l’oro, metallo molto malleabile, viene fuso nuovamente assieme ad altri metalli, come argento, platino, per farne gioielli.

Come fondere l’oro? Informazioni generali

  1. Il primo passo consiste nel separare le impurità dell’oro. I gioielli sono costituiti anche da pietre preziose, elementi in argento o altri metalli, che non possiamo fondere ovviamente assieme all’oro. Tutti questi elementi vanno eliminati, fino a ottenere un gioiello grezzo, formato da solo oro. Per rimuovere gli elementi in argento e altri materiali, specialmente le pietre, occorre usare strumenti adatti, come le pinzette, che consentono di afferrare la pietruzza e staccarla dal supporto d’oro.
  2. Successivamente poniamo il nostro gioiello grezzo in un crogiolo, per esempio di porcellana. Assicuratevi prima che il contenitore resista all’alta temperatura: dovrà contenere appunto oro fuso a oltre 1000°C. Il contenitore, inoltre, dovrà essere in perfetto stato, senza crepe o fratture che possano causarne la rottura durante l’operazione di fusione.
  3. Il crogiolo andrà poi inserito all’interno di una fornace.
  4. Quando si raggiunge la liquefazione dell’oro, si versa l’oro liquefatto in uno stampo per ottenerne un lingotto. Si può usare anche uno stampo apposito per gioielli: dipende dall’uso che dobbiamo fare dell’oro.
  5. A questo punto inizia la fase di raffreddamento: all’aria libera o immergendo il lingotto in acqua, metodo più veloce.
  6. Il lingotto va poi pulito con un panno speciale.

Il processo Wohlwill per ottenere oro puro

Questo processo si basa sull’elettrolisi e fu sviluppato per la prima volta nel 1874 dal dottor Emil Wohlwill della Norddeutsche Affinerie di Amburgo. Il metodo si fonda sulla solubilità dell’oro e l’insolubilità dell’argento in una soluzione elettrolitica di cloruro aurico (AuCl3) in acido idrocolorico.

L’oro, che funziona come un anodo, viene immerso in una soluzione di acido cloroaurico. Grazie all’elettricità immessa e all’acido, l’oro tende a stendersi sotto forma di lamine a 24K sul catodo.

Con il processo Wohlwill possiamo ottenere oro più puro, pari al 99,999%, rispetto al metodo Miller, anche se richiede una consistente scorta di oro, maggior tempo e risulta più costoso.

Il processo Miller

Uno dei metodi più popolari – sviluppato a Sydney Mint in Australia dal dottor F.B. Miller –consiste nel fondere i gioielli e renderli in forma di grani. Questi sono poi immessi in un crogiolo e fusi, producendo clorina che va a purificare gli ingredienti.

A differenza del processo Wohlwill, il Miller non utilizza quindi l’elettricità, ma un gas di clorina che passa attraverso un crogiolo di oro fuso che porta alla formazione di oro al 99,95% di purezza.

Il processo Miller risulta essere una tecnica più semplice, economica e veloce del Wohlwill e è quindi preferita.

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